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Visualizzazione dei post da Marzo, 2021

FONTI: IL FASCINO DISCRETO DELLE DIAPOSITIVE

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In The Wheel, episodio finale della prima serie di Mad Men andato in onda sulla rete americana AMC nel 2007, il pubblicitario newyorkese Don Draper (Jon Hamm) viene incaricato dalla Kodak di trovare un modo accattivante per lanciare la ruota stereoscopica nei primi anni Sessanta. In uno dei monologhi migliori del telefilm, Don racconta che nessuna tecnologia può essere raccontata senza emozioni. Per convincere i suoi clienti di ciò, proietta in ufficio una serie di diapositive private, che immortalano la sua famiglia e il suo matrimonio in momenti felici del passato. In fondo, anche noi la pensiamo come il capo della Sterling & Cooper: una diapositiva è tutto fuorché un medium freddo. Al contrario, quel piccolo quadratino è depositario di un universo che si è fatto foto, non prima di aver attraversato secoli di innovazione e cambiamento. Le diapositive, che accompagnano la fotografia fin dall’Ottocento, si caratterizzano come immagini positive su un supporto trasparente. Affinch

BORDOCAMPO: SILVANA GAIDA

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Silvana Gaida ha lavorato negli uffici biellesi di FILA fino al 2009, un anno prima della nascita della nostra Fondazione. Ma per quarant’anni ha affiancato campioni che hanno mutato radicalmente gli scenari sportivi internazionali. Nelle sue parole riecheggiano l’energia di chi lavora con passione e la riconoscenza di chi sa di aver contribuito a qualcosa di importante: ecco cosa ci ha raccontato. Silvana, com’è iniziata la tua avventura in casa FILA? Silvana Gaida: ero giovanissima, la mia è stata una vera e propria gavetta. Ho cominciato nel 1969, quando il Maglificio Biellese era unicamente legato alla produzione di biancheria intima. Dopo un’esperienza in logistica, nel 1974 ho assistito alla nascita di FILA SPORT: il mio compito era quello di curare i rapporti con i clienti stranieri. L’avvento delle sponsorizzazioni ha ulteriormente trasformato la mia professione, portandomi a gestire direttamente i contratti e le relazioni con atleti, coach e club afferenti alle più varie disci

MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO - 8

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Nella seconda metà degli anni Settanta l’ascesa di FILA SPORT si consolida con rapidità esponenziale. Gli atleti sponsorizzati dal marchio trionfano ai tornei più prestigiosi, dalle vetrine dei negozi i capi si rivelano come bandiere issate in onore di un nuovo concetto di vestibilità. Pierluigi Rolando, fautore del fenomeno, ne attesta il successo con orgoglio ed un pizzico di incredulità: quando a Parigi vede le boutique sartoriali pennellate di blu e bianchi écru, comprende che la rivoluzione è in atto, e non riguarda più unicamente i campi da gioco. Rolando non è solo orgoglioso, anche grato: in particolare, per le relazioni personali tessute con le grandi personalità che ha la fortuna di vestire grazie al brand biellese. Björn Borg, ovviamente, dalle cui gesta alla TV non riesce a staccare gli occhi. O Guillermo Vilas, altro tennista per la cui tempra lo stilista inventa geometrie inedite: fortissimo ma notoriamente poco slanciato, il campione argentino viene valorizzato dalla pol

ETICHETTE: LANA

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  Nel 1965 Fabrizio de André pubblica Fila la lana , settimo singolo della sua carriera. Una struggente ballata d’ispirazione medievaleggiante in cui l’atto della filatura diviene si accompagna a una malinconica riflessione sull’inutilità della guerra. Facile supporre che il cantautore genovese avesse guardato al Medioevo non per caso: è infatti nella seconda metà del XIII secolo che l’attività laniera si regolamenta, con tanto di statuti che organizzano l’operato dei lavoratori. Perché la lana è una fibra longeva, utilizzata già in Mesopotamia intorno al 3000 a.C. Da lì si diffonde anche nella Grecia classica e nell’Antica Roma: qui, in particolare, è documentata la presenza delle prime cesoie, strumenti capaci di rimuovere il vello dal corpo della pecora con delicatezza e rispetto. L’Europa si impone molto presto a livello mercantile. L’Inghilterra, in particolare, con oltre 40 varietà prodotte detiene la leadership internazionale; la Spagna, dal canto suo, nel XVII secolo acconsente

FONTI: I CATALOGHI VENDITE

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Sviscerare un archivio non significa unicamente comprendere la storia da esso custodita, ma anche le dinamiche che hanno portato all’evoluzione della stessa. Il mito di FILA oggi vive soprattutto grazie alle tecnologie digitali, ma dobbiamo pensare che non è sempre stato così. Una particolare categoria di oggetti proveniente da questo passato ‘analogico’ ha attratto la nostra attenzione: i cataloghi vendite. Nell’era del cloud computing e della smaterializzazione dell’oggetto, osservare la fisicità di questi ‘libroni’ simili ad enciclopedie fa impressione. Faldoni ad anelli che tengono insieme decine e decine di pagine con scritte, immagini e fotografie: in apparenza un diario personale, erano in realtà diari di viaggio, che agevolavano la conoscenza e la vendibilità del marchio. Da Biella, dipendenti FILA selezionati imbracciavano i cataloghi e personalmente si recavano dai grossisti per presentare loro le collezioni più recenti ed accattivanti: sembra quasi di immaginarli, negli