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MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO - 2

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Se c’è una parola ricorrente nelle memorie di Pierluigi Rolando, è l’aggettivo ‘vincente’. Lo ripete spessissimo, quasi come se fosse un mantra. Di sicuro per lui era un’ossessione: l’ambizione di un self-made man che, all’indomani dei primi riconoscimenti, vuole dimostrare di poter migliorare e dare sempre di più. Dopo il successo della Collezione Jacquard del ’72, Rolando consolida la propria posizione in FILA con la linea Mistral, che evoca i fiori, le pietre e i ciuffi d’erba della rigogliosa natura biellese. Ma soprattutto si butta a capofitto nella rivoluzione che avrebbe reso la sua azienda famosa in tutto il mondo: White Line. L’Italia post-boom industriale è uno scenario in cui le nuove disponibilità economiche sono incanalate, tra le varie cose, in sport e tempo libero. Lo sa il dottor Frachey, che come scopriremo era amante dell’arrampicata, lo sa Rolando, che gioca a tennis sia nella prima infanzia che a Leeds, durante gli studi. Proprio il tennis è la disciplina più spes…

BACK IN THE DAYS: GRANT HILL

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‘But please don't cry, dry your eyes, never let up / forgive, but don't forget, keep your head up’.
Quando Tupac Shakur incide Keep Ya Head Up è il 1993, non può immaginare che tre anni dopo la sua vita si possa interrompere a causa di un attentato fatale. Né può immaginare che le sneakers che sceglierà di indossare per promuovere il suo album più bello, All Eyez On Me (1996), siano ispirate a un uomo che il testo di quella canzone pare indossarlo a pennello. Quell’uomo si chiama Grant Hill.
Ai tempi era noto semplicemente un (giovanissimo) divo della pallacanestro, in realtà era molto di più. Era parte di un processo attivo, di un’America metropolitana che esprimeva con orgoglio la propria blackness e un innato desiderio di attenzione e rivalsa. John Singleton e Spike Lee, Kerry James Marshall e Kara Walker, Halle Berry e le TLC, Tupac stesso. Un parterre folto del quale Hill è stato un interprete educato, pure colto, con una laurea in storia e scienze politiche (conseguita p…

SOUND ON: BTS

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RM, Jin, SUGA, j-hope, Jimin, V, Jung Kook. Forse non è semplicissimo, ma cercate di ricordare i loro nome: i BTS sono il fenomeno musicale dei nostri tempi! Autentiche star globali, hanno portato il K-pop (abbreviazione di ‘Korean Pop’) all’attenzione del mondo intero, conferendo al genere una rilevanza senza precedenti. La band di Seoul è stata capace di plasmare una realtà caleidoscopica e variegata, caratterizzata da hit accattivanti, coreografie elaborate, visual ipnotici. Un universo perfetto, nel quale i BTS (acronimo di Bangtan Sonyeondan o ‘Beyond the Scene’) accolgono milioni di fan adoranti, che ogni giorno danno prova di incrollabile fedeltà.
È doveroso riconoscere che non solo la band ha scalato le classifiche cantando nella loro lingua d’origine, ma addirittura ne ha inventata una nuova, che adotta la voce e lo slang della loro generazione. Le canzoni dei BTS parlano di problemi adolescenziali e di bullismo, di pressione sociale sui giovani, addirittura di disagio psichi…

QUARANT'ANNI DOPO

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Sulle porte d’ingresso del Centre Court di Wimbledon, Londra, è inciso un passaggio di If (1895), poema tra i più conosciuti di Joseph Rudyard Kipling. Recita "se sai incontrarti con il Trionfo e la Rovina / e trattare questi due impostori allo stesso modo", insegnandoci che l’equilibrio interiore è più importante di qualsiasi vittoria o sconfitta. Chissà se il 5 luglio 1980, mentre facevano il loro ingresso in campo, Björn Borg e John McEnroe l’hanno letto anche solo di sfuggita, o la concentrazione pre-partita non ha lasciato spazio ad alcun tipo di distrazione. Sono passati quarant’anni dalla finale, ma la sua forza epica è ancora vivida nel ricordo degli amanti del tennis. Borg, svedese, è il re: reduce da quattro vittorie consecutive proprio a Wimbledon, ha inventato lo stile del contrattacco dal fondo, e la sua stoica concentrazione lascia tutti esterrefatti. McEnroe, americano, è la giovane promessa: il mancino dal servizio di fuoco il cui temperamento ribelle fa par…

MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO

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“I manoscritti non bruciano”, recita uno dei passaggi più conosciuti de Il maestro e Margherita, il capolavoro di Michail Bulgakov pubblicato postumo nel 1966 (la cui prima stesura, ironicamente, bruciò per davvero, a causa della censura sovietica). Se c’è un testo che arde, però, sono proprio le memorie di Pierluigi Rolando, un atlante di parole che trasudano sicurezza in se stessi, energia, moltissima passione. Tale fuoco è lo stesso che gli ha consentito di ideare i più iconici capi della storia FILA.
Nato a Ronco, nei pressi di Biella, Rolando cresce a Torino, città con la quale intesse un rapporto contrastato: non a caso, l’abbandona presto per volare a Leeds, dove studia ingegneria tessile in università. Lì apprende le nozioni tecniche e teoriche che emergono da ogni sua moodboard, e che soprattutto attraggono l’attenzione del manager FILA Enrico Frachey. Il Dottore convoca Rolando nel suo ufficio di Viale Cesare Battisti a Biella nei primi anni Settanta: lì, assieme a Giansever…

FONTI: L'ACQUA DI BIELLA

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Visitare la città di Biella significa comprendere una spontanea, inestricabile relazione tra natura e sviluppo urbano. I palazzi, i monumenti, persino i comignoli sembrano scostarsi per permettere di godere della visuale delle Alpi sullo sfondo. Perché Biella si sviluppa alle pendici dei monti e alcuni di essi, come il Massiccio del Bo o il Mucrone, danno vita a sorgenti che alimentano numerosi torrenti. L’acqua è un elemento fondamentale nella descrizione di questo paesaggio: abbondante a causa delle frequenti precipitazioni, pulita grazie alle fonti con rocce silicee e cristalline, persino curativa negli stabilimenti idroterapici che hanno conosciuto ampia fortuna nei secoli passati. Il legame con l’elemento è così forte da influenzare lo sviluppo produttivo: quando, alla fine dell’Ottocento, le industrie cominciano ad avvalersi delle sempre più diffuse e performanti caldaie a vapore, i distretti tessili biellesi decidono sì di adottarle, ma solo per potenziare la fidata energia idri…

IL VIOLA PORTA FORTUNA

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Nell’era del distanziamento sociale, riguardare i video di Gabriel Omar Batistuta in campo è surreale. Perché nessuno – in quel periodo magico tra il 1991 e il 2005 – riesce a stargli a un metro di distanza: tifosi, allenatori e compagni di squadra hanno la costante volontà di esultare con lui per quei gol dall’energia sovrannaturale. Come in tutte le leggende, l’eroe ha origini umili: nato in Argentina nel 1969, Batistuta è figlio di un macellaio e di una collaboratrice scolastica. Appassionato di basket, dopo aver ricevuto in regalo un poster di Maradona dimenticare il canestro e inizia la carriera di centravanti per la quale passa alla storia. Nel 1991 viene acquistato dalla Fiorentina, inizia la sua ascesa professionale: Batigol (o Re Leone, questi i suoi soprannomi) detiene il record delle 11 gare consecutive in rete. Una leggenda, però, è tale solo se reca con sé anche l’altro lato della medaglia. Dopo i successi nella Roma, nell’Inter e nell’Al-Arabia, il 13 maggio…