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MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO

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“I manoscritti non bruciano”, recita uno dei passaggi più conosciuti de Il maestro e Margherita, il capolavoro di Michail Bulgakov pubblicato postumo nel 1966 (la cui prima stesura, ironicamente, bruciò per davvero, a causa della censura sovietica). Se c’è un testo che arde, però, sono proprio le memorie di Pierluigi Rolando, un atlante di parole che trasudano sicurezza in se stessi, energia, moltissima passione. Tale fuoco è lo stesso che gli ha consentito di ideare i più iconici capi della storia FILA.
Nato a Ronco, nei pressi di Biella, Rolando cresce a Torino, città con la quale intesse un rapporto contrastato: non a caso, l’abbandona presto per volare a Leeds, dove studia ingegneria tessile in università. Lì apprende le nozioni tecniche e teoriche che emergono da ogni sua moodboard, e che soprattutto attraggono l’attenzione del manager FILA Enrico Frachey. Il Dottore convoca Rolando nel suo ufficio di Viale Cesare Battisti a Biella nei primi anni Settanta: lì, assieme a Giansever…

FONTI: L'ACQUA DI BIELLA

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Visitare la città di Biella significa comprendere una spontanea, inestricabile relazione tra natura e sviluppo urbano. I palazzi, i monumenti, persino i comignoli sembrano scostarsi per permettere di godere della visuale delle Alpi sullo sfondo. Perché Biella si sviluppa alle pendici dei monti e alcuni di essi, come il Massiccio del Bo o il Mucrone, danno vita a sorgenti che alimentano numerosi torrenti. L’acqua è un elemento fondamentale nella descrizione di questo paesaggio: abbondante a causa delle frequenti precipitazioni, pulita grazie alle fonti con rocce silicee e cristalline, persino curativa negli stabilimenti idroterapici che hanno conosciuto ampia fortuna nei secoli passati. Il legame con l’elemento è così forte da influenzare lo sviluppo produttivo: quando, alla fine dell’Ottocento, le industrie cominciano ad avvalersi delle sempre più diffuse e performanti caldaie a vapore, i distretti tessili biellesi decidono sì di adottarle, ma solo per potenziare la fidata energia idri…

IL VIOLA PORTA FORTUNA

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Nell’era del distanziamento sociale, riguardare i video di Gabriel Omar Batistuta in campo è surreale. Perché nessuno – in quel periodo magico tra il 1991 e il 2005 – riesce a stargli a un metro di distanza: tifosi, allenatori e compagni di squadra hanno la costante volontà di esultare con lui per quei gol dall’energia sovrannaturale. Come in tutte le leggende, l’eroe ha origini umili: nato in Argentina nel 1969, Batistuta è figlio di un macellaio e di una collaboratrice scolastica. Appassionato di basket, dopo aver ricevuto in regalo un poster di Maradona dimenticare il canestro e inizia la carriera di centravanti per la quale passa alla storia. Nel 1991 viene acquistato dalla Fiorentina, inizia la sua ascesa professionale: Batigol (o Re Leone, questi i suoi soprannomi) detiene il record delle 11 gare consecutive in rete. Una leggenda, però, è tale solo se reca con sé anche l’altro lato della medaglia. Dopo i successi nella Roma, nell’Inter e nell’Al-Arabia, il 13 maggio…

SOUND ON: GORILLAZ

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Cool Britannia: è così che i massmediologi chiamano quel periodo storico conciso – occupante buona parte degli anni Novanta – in cui una new wave di artisti visivi, musicali e celebrity celebrità impone all’attenzione mondiale lo stile e la cultura del Regno Unito, un ventennio dopo gli eccessi del punk. Musicalmente, a contendersi il trono del rock ci sono gli Oasis – band fondata da Liam e Noel Gallagher, fratelli litigiosi e ossessionati dal mito dei Beatles – e i Blur, quartetto irriverente e attento alla crescente popolarità dei sound dance. Al loro frontman, Damon Albarn, le scaramucce con la band rivale e le pressioni dei tabloid vanno stretti: l’unico modo per prenderne le distanze è quello di dar vita a un progetto musicale nuovo e radicale: già, perché i Gorillaz, la band che fonda nel 2000, non esistono. 2D (voce), Murdoc (basso), Noodle (chitarra) e Russel (batteria) sono infatti cartoon frutto dell’immaginazione di Jamie Hewlett, coinquilino di Albarn e disegnatore di Ta…

ARCHIVISSIMA 2020: ECCOCI!

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Giunge alla terza edizione Archivissima, il festival torinese che promuove presso il grande pubblico i patrimoni e le storie conservate negli archivi storici. Nato nel 2017 da un’idea di Promemoria, l’evento si distingue ogni anno per l’intensa programmazione fatta di convegni, laboratori, talk, esposizioni artistiche, colazioni a tema, tour e proiezioni in tutta la città.
L’emergenza epidemiologica da COVID-19 ha causato la cancellazione di numerose manifestazioni internazionali, ma Archivissima non è una di queste. L’edizione 2020 rimane confermata dal 5 all’8 giugno, interamente digitale. Tutti gli enti e le realtà coinvolte parteciperanno attraverso dei podcast, che nei giorni del Festival saranno caricati e distribuiti sulle principali piattaforme audio: da Apple a Google Podcasts, fino a Spotify. In tal senso, Archivissima Goes Digital si prefigura come un progetto ambizioso, “un grande archivio digitale audiovisivo che renderà fruibile nel tempo il lavoro di tutte le realta…

TOGETHERNESS: CARLA OVERBECK E NIKKI MCRAY

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‘Se vuoi metterti con me, devi andare d’accordo con le mie amiche’, diceva una canzone pop che negli anni Novanta ha riscritto le regole del femminismo in musica. Perché le donne lo sanno bene: allearsi è sempre l’arma più forte. E le atlete FILA, se possibile, lo sanno ancora meglio: tra le grandi lezioni dello sport ci sono proprio la forza e l’importanza del gioco di squadra. Carla Overbeck, nata a Pasadena, Texas alla fine degli anni Sessanta, è stata a lungo capitano della Nazionale Americana di Football: la sua prima partita con il team fu nell’88, vincendo il primo mondiale nel ’91. Abilissima in difesa, Carla brilla in Coppa del Mondo 1995, alle Olimpiadi del ’96 e gioca ogni singolo minuto della World Cup 1999. Nel suo saggio The Captain Class, Sam Walker sottolinea come la ragazza giochi tantissime partite ma faccia, in proporzione, pochissimi goal: ogni volta che prende la palla, infatti, subito la passa a una compagna, tanto è forte il suo spirito di squadra. Dopo il riti…

SOUND ON: TUPAC SHAKUR

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Il fotografo David LaChapelle – cultore d’immagine e di celebrity forse più di Andy Warhol, suo mentore – sa bene che Tupac Shakur non ama diamanti o bling bling, a differenza dei colleghi rapper. Ma dal momento che nel suo universo barocco e immaginifico tutto è sovversione, nel 1996 decide di immortalarlo in una vasca da bagno, il corpo nudo coperto d’oro, un dio bellissimo che attende di essere venerato. Quel corpo, nella notte tra il 7 e l’8 settembre dello stesso anno, viene ferito a morte a Las Vegas: le pallottole sono quattro, colpiscono il torace e il bacino, la coscia e la mano destra, perforano un polmone. Tupac è dichiarato morto cinque giorni dopo. Ancora oggi non conosciamo i nomi delle persone che all’incrocio di Flamingo Road, subito dopo l’incontro in cui Mike Tyson mette a tappeto Bruce Seldon all’MGM Grand, da una macchina in corsa mettono fine alla sua vita. Sappiamo però che da allora – dall’episodio che è triste culmine delle faide tra East e West Coast – la stori…