Post

CAPITALE ITALIA: LA XIX SETTIMANA DELLA CULTURA D’IMPRESA

Immagine
“Tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”, disse una volta il compositore ceco Gustav Mahler. È così: nell’anno dell’emergenza sanitaria che ci ha portato a ripensare il concetto di evento fisico, le realtà culturali ed imprenditoriali non possono soffermarsi troppo tempo su ciò che non è realizzabile. La vera sfida è tenere vivo quel fuoco studiando le modalità che consentono di individuare nuove vie percorribili. Sulla base di queste premesse Confindustria, in collaborazione con Museimpresa, lancia la XIX Settimana della Cultura d’Impresa, che dal 5 al 22 novembre vede gli enti associati protagonisti di una programmazione ricchissima, con oltre 130 talk, tour guidati e tavole rotonde rigorosamente online. Titolo dell’edizione è “CAPITALE ITALIA. La cultura imprenditoriale per la rinascita del Paese”, riflessione che porta al centro dell’attenzione il ruolo dell’impresa e dell’imprenditore, motori di innovazione, creatori di ricchezza, propulsori di benessere e coesion

MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO - 5

Immagine
Come molti lavoratori nell’Italia post-boom economico, il manager Enrico Frachey ama lo sport e ne pratica diversi. Tra le varie discipline, prediletti sono il trekking e l’arrampicata. Colpito dai clamori di Wimbledon e all’indomani del successo di WHITE LINE, nel 1974 si convince che proprio una collezione dedicata a coloro che frequentano le montagne possa essere una nuova sfida per il marchio sportswear. Pierluigi Rolando inizia così a lavorare alla linea invernale, come sempre avvalendosi anche delle proprie conoscenze tecnologiche e tessili. Il primo step è l’elaborazione di un tessuto in lana garzata caldo, morbido al tatto e capace di intrappolare l’aria. Sono gli albori di Roc Neige, la linea destinata a mutare il nome nella storica WHITE ROCK. In Rolando la voglia di sperimentare è sempre più spinta, la montagna è una sfida che esige azzardo: così la lana ha fibre sempre più lunghe e spesse, con forti capacità di gestione dell’umidità esterna. I colori, puri e brillanti, sono

SOUND ON: STEVIE WONDER

Immagine
Gli inizi degli anni Settanta rappresentano un turning point per innumerevoli realtà e figure sociali, culturali, artistiche. Dopo aver ridisegnato il proprio logo, nel 1974 FILA intraprende un nuovo percorso, che trasformerà l’ex maglificio intimo nell’azienda che rivoluziona il concetto di sportswear. Nello stesso periodo, ispirata dalla figura di Marvin Gaye, inizia anche la fase più adulta ed esplosiva della carriera di Stevie Wonder. Il 13 maggio 1950 Steveland Morris – questo il suo vero nome – nasce a Saginaw, Michigan: il suo è un parto eccessivamente prematuro, al punto da causare la retinopatia che lo renderà non vedente sin dalle primissime ore di vita. Né questo evento, né le umili origini, comunque, ostacolano il suo destino di enfant prodige musicale: polistrumentista fin dalla tenera infanzia, a tredici anni sceglie il nome d’arte di Stevie Wonder per debuttare con Fingertips, il singolo con cui nel 1963 giunge in vetta alla Billboard Hot 100. Stevie suona con maestria i

DIECI ANNI

Immagine
Diecimila scatoloni. Nel 2010 erano stipati all’interno del nostro magazzino, a Biella, in silenzio preservavano una storia centenaria. Era la storia di FILA. La produzione industriale italiana del diciannovesimo e ventesimo secolo è pregna di realtà virtuose: non sempre, però, sono state debitamente tutelate. Quando, nel 2007, Mr. Gene Yoon diviene Chairman FILA, immediatamente riconosce il valore delle origini. La sua decisione di istituire una Fondazione a Biella, realtà decentrata ma che conosce quella storia fin dalla nascita, è una scelta coraggiosa, capace di conferire nuovo senso alla storia. Una volta aperti, i diecimila scatoloni lasciano emergere abiti, documenti, libri contabili, accessori, cataloghi, fotografie e video. L’impresa, non semplice, è quella di selezionare, aggiustare, ripulire, ordinare, creare relazioni e ponti con il presente, forse con il futuro. La strutturazione di un archivio è stata la prima azione ragionata, per favorire i designer che da tutto il mond

FONTI: LE ALPI BIELLESI

Immagine
Per Reinhold Messner le montagne non sono mai state semplici cime, bensì organismi vitali, verso i quali avere cura e rispetto. Entità che ha sempre cercato di penetrare più che scalare, per lasciare la civiltà alle spalle e proiettarsi in direzione di mondi diversi e paralleli al nostro. Lo scalatore dei record coltiva tale approccio nella natia Bressanone, ma siamo certi abbia ritrovato un sentimento altrettanto viscerale per la natura a Biella, la città di FILA. Come vi avevamo già raccontato , infatti, il centro urbano si sviluppa in forte sinergia con l’ambiente naturale. Un paesaggio variegato, che alla freschezza dei corsi d’acqua alterna la dolcezza delle valli e delle pianure. A vegliare, sormontare e proteggere, sempre loro, le montagne, che con cime quali il Bo, il Mars, il Camino, il Mucrone raggiungono quasi 2.600 metri d’altezza, accogliendo altresì i più variegati, suggestivi panorami. Le montagne biellesi, tuttavia, non sono da considerarsi unicamente attrattive turisti

MEET THE DESIGNER: PIERLUIGI ROLANDO - 4

Immagine
Dopo aver assistito al successo delle prime sponsorizzazioni, nel 1974 Pierluigi Rolando si mise al lavoro per cambiare radicalmente il volto del tennis. O meglio, per cambiarne il look. ‘Outfit’ è oggi una parola di utilizzo quotidiano, forse abusata: un contributo decisivo alla sua definizione – almeno nello sportswear – arrivò proprio da FILA e White Line, la collezione che ridefinì l’appeal dei tennisti dalla testa ai piedi. Rolando ebbe l’intuizione di affiancare ai completi sportivi una nuova ‘divisa’ ufficiale, la tuta, che nella visione del designer doveva essere un ponte tra gli indumenti sfoggiati in campo e quelli da ufficio. Costrizione e libertà, lavoro e tempo libero: il contrasto tra opposti sfociò in un capo nuovo, comodo ma anche fashion, rassomigliante a quelli sponsorizzati dai campioni. Rolando disegnò le prime tute ispirandosi a due muse d’eccezione: la Royal Guard inglese (e in particolare gli chevron da essa sfoggiati) e i pinguini, che a suo avviso parevano indo

SOUND ON: JERRY BOUTHIER

Immagine
La moda può esistere senza musica? Certo che sì. Ma è indubbio che la musica può arricchire e valorizzare il racconto di un abito. È per questo motivo che i divi delle sette note diventano testimonial di lusso, è per questo motivo che i catwalk sono impensabili senza adeguate colonne sonore. Fin dal debutto sulle passerelle milanesi nel 2018, FILA si è messa alla ricerca degli artisti più adatti a modellare il sound di un Brand che rispecchi epoche tra loro differenti. Ha trovato l’interprete adatto in Jerry Bouthier, dj francese da tempo prestato agli eventi fashion più cool in Europa. Nato a Marsiglia, Jerry è cresciuto a Parigi: nella capitale, lui e il fratello Tom contribuiscono alla diffusione della house e della cultura rave, ritrovandosi addirittura nella setlist di Paris Union Recording, la primissima compilation electro francese che sdogana, tra le altre cose, il talento di Philippe Cohen Solal e Marc Collin, in seguito famosi in tutto il mondo come Gotan Project e Nouvelle V