SOTTO L’OMBRELLONE: IL ROMANZO DI UN FUORICLASSE

Silvana Gaida ha lavorato negli uffici biellesi di FILA fino
al 2009, un anno prima della nascita della nostra Fondazione. Ma per
quarant’anni ha affiancato campioni che hanno mutato radicalmente gli scenari
sportivi internazionali. Nelle sue parole riecheggiano l’energia di chi lavora
con passione e la riconoscenza di chi sa di aver contribuito a qualcosa di
importante: ecco cosa ci ha raccontato.
Silvana, com’è iniziata la tua avventura in casa FILA?
Silvana Gaida: ero giovanissima, la mia è stata una vera e
propria gavetta. Ho cominciato nel 1969, quando il Maglificio Biellese era
unicamente legato alla produzione di biancheria intima. Dopo un’esperienza in
logistica, nel 1974 ho assistito alla nascita di FILA SPORT: il mio compito era
quello di curare i rapporti con i clienti stranieri. L’avvento delle
sponsorizzazioni ha ulteriormente trasformato la mia professione, portandomi a
gestire direttamente i contratti e le relazioni con atleti, coach e club
afferenti alle più varie discipline.
La tua lunga carriera lascia pensare che tu abbia visto il
mondo – sportivo, ma non solo – cambiare. Che ruolo ha giocato FILA in questa
transizione?
SG: indubbiamente l’azienda ha avuto una parte importante,
oserei dire che la lungimiranza di Enrico Frachey è stata pioneristica. Mi
riferisco in particolare alla sua ricerca di atleti capaci di ‘spiegare’ lo
sport, anche al di là dell’esperienza del campo da gioco. Pensate a Reinhold
Messner, che da semplice testimonial si è trasformato in collaboratore diretto.
Hai avuto il privilegio di lavorare al fianco di sportivi
che han fatto la storia. Chi ti è rimasto maggiormente nel cuore?
SG: Björn Borg è stata l’icona per eccellenza, negli anni
Settanta la sua figura è stata fondamentale per la crescita di FILA. Devo dire,
però, che la figura a cui son più legata è forse quella di Alberto Tomba, un
guascone dal cuore d’oro. Ricordo il suo impegno per FILA Sprint, il torneo di
sci per ragazzi che il marchio ha organizzato per quasi vent’anni: Alberto ci
teneva sempre ad esserci, sapeva riconoscere il valore educativo della sua
figura.
C’è, infine, un ricordo personale che hai piacere di
condividere con noi?
SG: ve ne riporto due. Il primo è aziendale e si riferisce a
quando in azienda si svolgeva il FILA Trophy, evento interno attraverso il
quale eleggevamo e premiavamo gli atleti migliori dell’anno. È un’occasione che
ricordo con affetto in quanto consentiva di dare attenzione anche a figure poco
celebri. Il secondo aneddoto, molto più privato, riguarda Torino 2006: Armin
Zöggeler, fresco di Medaglia d’Oro, mi donò il bouquet ricevuto in dono nel
corso della Flower Ceremony. Da buon altoatesino era riservatissimo: il suo
gesto inaspettato mi commosse.
ENGLISH VERSION:
Silvana Gaida has been working for the FILA offices until
2009, just one year before the birth of our Foundation. But for forty years she
has been working with athletes who radically changed the international sport scene.
In her words the energy of those who work passionately and the gratitude of
those who know they have contributed to success of something great resound:
here’s what she told us.
Silvana, how did your FILA adventure begin?
Silvana Gaida: I was very young, I literally did my time. I
started in 1969, when the Maglificio Biellese factory was only about underwear.
After my apprentice in logistics, in 1974 I witnessed the birth of FILA SPORT:
my assignment was to deal with foreign clients. The advent of sponsorships
transformed my job and led me to manage the contracts and the relationships
with the athletes, the coaches and the clubs related to the most diverse
disciplines
Your long career makes us think that you saw the world – not
only the sporty one – change. Which was FILA’s role during this
negotiation?
SG: there is no doubt the company played an important role,
I would say that Enrico Frachey’s foresight was pioneering. I think about his
research of athletes able to ‘talk’ of sports, also out of the court
experience: just like Reinhold Messner, a testimonial who turned into a direct
collaborator.
You had the privilege to work alongside athletes who made history.
Who has a special place in your heart?
SG: Björn Borg was the real star, during the Seventies his
figure was crucial for the growth of FILA. Anyway, I would say the person I
appreciated the most was Alberto Tomba. I remember his commitment for FILA
Sprint, the kids’ ski tournament that the company has organized for almost
twenty years: Alberto always wanted to be there, he knew about the educational
value of his role.
Is there a personal memory you would like to share with us,
in the end?
SG: I’m going to tell you two. The first one is about a time
in which the company organized the so-called FILA Trophy, an event through
which we honored and awarded the best athletes of the year. I care about this
memory because it was a moment in which we could give notable attention also to
those who weren’t superstars. The second fact, which is more private, is about
Torino 2006: Armin Zöggeler had just won his Golden Medal and gave me the
bouquet he got during the Flower Ceremony. He had always been extremely
discreet: that unexpected moment surprised and affected me.
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